L’ombra della candela
si stacca in milioni di ometti.
A volte scrivo delle poesie stupide. Forse proprio belle.
Accendo un fiammifero dalla tasca nella quale un tempo fa
si è inserito il cielo, alzo i fogli come
un neonato al battesimo e gli do
fuoco.

Un tempo,
gli uomini non sapevano morire,
gli uomini non erano cattivi,
gli uomini erano p r o p r i o belli.
La pioggia cadeva allora per bagnare la terra
e non entrava mai in
me.

Molto tempo fa, il cielo mi è crepato nel sangue.
Quando accendo la luce,
il mio nome è un criminale.
Gli uomini non sono più buoni
e neache belli.
Gli uomini muoiono e gli piacciono proprio farlo
come se questo significasse vit.
Nessuno si vergogna più di morire.

Oggi scrivo meglio,
ma io non ho mai scritto uomini.
Mi piacerebbe inventarli diversamente da come sono,
accendere un fiammifero e che la luce gli adotti,
ma non è cosi.
La carta sulla quale scrivo è una pianta carnivora –
ogni volta spalanca la sua bocca
per inghiottirli.